«Quando si restaura uno spazio non si realizza solo un’opera di recupero, ma è un lavoro finalizzato alla persona: il nostro obiettivo è quello di rendere i nostri spazi luoghi umanizzati e di umanizzazione». In questo inciso del vescovo Gian Franco Saba è racchiuso il senso della serata del 6 marzo, giorno di presentazione ufficiale alla diocesi del progetto «Il posto affianco», che consiste nell’apertura di uno spazio per i giovani nei locali recentemente riqualificati dell’episcopio. L’importante lavoro di restauro svolto in questi locali ha riportato alla luce una struttura che versava in condizioni molto critiche, sottoutilizzata e dismessa. Il vescovo ha colto le potenzialità di questi spazi, e ha affidato a don Giuseppe Faedda, direttore della Pastorale giovanile diocesana, il compito di creare una équipe di lavoro che si impegnasse nella realizzazione di un progetto per dare nuova vita alle sale ubicate in largo Seminario. La presentazione ha visto coinvolte numerose personalità della diocesi, pur nel rispetto del distanziamento sociale imposto dall’emergenza pandemica, che hanno apportato il loro contributo rispetto all’evento: dall’intervento storico curato da monsignor Giancarlo Zichi, che ha ricordato come quei locali fossero stati fin dalle origini sede dell’opera e dell’azione pastorale a cura del bene dei fedeli, con l’ospedale di Santa Croce; all’intervento dell’avvocato Sergio Porcu, vicepresidente della Fondazione Accademia Casa di popoli, culture e religioni, ente partner fondamentale per la realizzazione di questo progetto, che ha sottolineato il carattere di vicinanza e desiderio di prossimità che viene espresso dal nome stesso scelto dai giovani per questo luogo. Proprio una piccola rappresentanza di giovani studenti e studentesse di differenti istituti superiori di Sassari, al quinto anno, ha partecipato con entusiasmo alla serata: si tratta dei giovani che, grazie all’azione coordinata con l’Ufficio scuole della diocesi, sono stati coinvolti dai loro docenti nel rispondere a un sondaggio somministrato dall’équipe di lavoro lo scorso autunno, quando iniziava il lavoro di ideazione del progetto. Nel sondaggio i giovani, protagonisti e coprogettatori dell’iniziativa, hanno potuto esprimere i loro desideri e le loro aspirazioni rispetto a un possibile luogo di aggregazione giovanile nel cuore della città; hanno dichiarato come lo immaginassero dal punto di vista delle strumentazioni, degli arredi e delle iniziative che vorrebbero viverci dentro; hanno sottolineato alcuni temi centrali della loro generazione, come la sostenibilità ambientale in tema di allestimenti e la multiculturalità che auspicano di poter respirare in questi spazi. Manuela e Sabrina, le due portavoce della piccola rappresentanza, hanno raccontato il coinvolgimento da parte dei docenti che ha messo tutti loro in condizione di poter esprimere liberamente il proprio parere e far volare la fantasia. Grande interesse ha poi suscitato la scelta del nome «Il posto affianco»: «Ho pensato a un posto familiare, di quelli che, con gli amici, dici semplicemente “Andiamo al posto affianco!”» – ha spiegato Sabrina – la studentessa che, nel sondaggio, ha suggerito questo nome, scelto poi dall’équipe tra tutti quelli proposti dai ragazzi. Il vescovo Gian Franco ha ricordato come il coinvolgimento dei giovani della diocesi fosse il suo primo desiderio fin dall’arrivo a Sassari – non a caso, il primo incontro in piazza d’Italia è avvenuto proprio con loro. «Questi spazi – ha detto – sono pensati per la condivisione: di esperienze, di linguaggi, di idee. Sono pensati perché i giovani possano esprimere la propria libertà interiore e la propria creatività, scoprendo come l’individualità e la peculiarità del singolo esplodano con ancora maggiore vigore quando messe al servizio della comunità: un passaggio dall’ “io” al “noi” che non è quindi avvilimento della personalità, ma crescita e sviluppo della persona umana». Monsignor Saba ha quindi rimarcato il concetto di collaborazione tra adulti e giovani, laddove «gli adulti danno le gambe ai progetti, ne creano la struttura, ma sono poi i giovani a vivacizzarla». Presente all’incontro anche l’avvocato Luciana Fancellu, per la Fondazione di Sardegna, che ha concesso un contributo fondamentale alla realizzazione del progetto, grazie al quale nelle prossime settimane sarà possibile procedere all’acquisto degli arredi e al completamento del primo ambiente. La serata è proseguita con un momento di convivialità, durante il quale i partecipanti hanno potuto familiarizzare con gli spazi, dare un primo sguardo ai libri che sono già presenti nell’ambiente dedicato al «caffè letterario» e che saranno quindi messi a disposizione degli utenti per la pubblica lettura. L’équipe sta già lavorando al prossimo appuntamento con «Il posto affianco», ossia l’evento inaugurale che anticiperà l’apertura degli spazi al pubblico e che verrà comunicato nelle prossime settimane.

Valentina Sanna

(dal numero 10 2021 di Libertà)