Si è concluso giovedì 24 giugno il percorso formativo online per educatori «Solleciti nell’educare perché il cuore cambia mosso dallo Spirito», curato dalla pastorale giovanile diocesana in collaborazione con la Fondazione Accademia, casa di popoli, culture e religioni. Lungo questo iter sono state trattate tematiche inerenti all’educazione degli adolescenti, in relazione al luogo di formazione principe quale la Chiesa-Casa, come sottolinea spesso il vescovo Gian Franco. Sono stati messi in luce i bisogni dei giovani, le attenzioni da mettere in atto, la vocazione come «scelta di vita», l’aspetto spirituale e il ruolo dell’educatore. Invece, protagonisti dell’ultima giornata sono stati monsignor Salvatore Fois, vicario per la formazione permanente del clero dell’arcidiocesi di Sassari, e l’equipe de servizio diocesano per la pastorale giovanile. L’obiettivo dell’incontro conclusivo è stato comprendere quali possano essere le possibili ricadute, nel territorio turritano, dell’intera formazione svoltasi in questi mesi. Per questo motivo, l’attività proposta era mirata a conoscere le realtà di ciascun partecipante, perché come ha ribadito, don Salvatore: «per essere educatori, è necessario avere il coraggio di mettersi in gioco per primi». Nello specifico è stato scelto il Vangelo che narra l’episodio dell’adultera, in cui l’evangelista Giovanni descrive la grande misericordia di Cristo nel perdonare la donna: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». I personaggi presenti in questo particolare testo biblico, sono divenuti i protagonisti delle stanze virtuali della piattaforma utilizzata per il collegamento. I partecipanti sono stati suddivisi e in ogni gruppo ci si è immedesimati nel tema assegnato, mettendo in scena quasi uno «psicodramma», cercando di far emergere stati d’animo, sensazioni, bisogni, speranze e aspettative. L’adultera è una ragazza molto giovane, vittima degli usi di quei tempi, in cui le donne venivano assegnate a un marito che non conoscevano. Poi, il popolo, una «discendenza numerosa come la sabbia del mare e le stelle del cielo», promessa di Dio ad Abramo divenuta realtà. Popolo che si è sentito spesse volte abbandonato a sé stesso. Nel racconto entrano poi in scena gli scribi. Ai tempi il loro magistero era considerato più importante. Ricevevano lo spirito di Mosè e da quel momento in poi potevano insegnare la Legge. In concomitanza con gli scribi ci sono i farisei, laici che professano scrupolosamente il loro credo, seguendo in modo attento la Legge. L’insegnamento di Cristo è però diverso: è un atteggiamento autorevole ma non giudicante, accogliente e misericordioso. Sono poi due gli uomini coinvolti: lo sposo promesso, scelto probabilmente dalla famiglia della ragazza, è stato privato del suo diritto e prova diversi sentimenti, come rabbia, gelosia, incredulità. L’altro è l’uomo adultero: per il tempo, il suo comportamento non stupisce, in quanto la prostituzione era abbastanza diffusa, ma comunque non era lecito frequentare una donna sposata. Infine, Mosè, la Legge per antonomasia, strumento di Dio per liberare il popolo, al quale sono stati affidati i dieci comandamenti, come possibilità di riscatto per raggiungere la libertà personale, accompagnati da un unico Dio. In seguito al confronto avvenuto nelle stanze virtuali, i partecipanti più coraggiosi, in plenaria, hanno esposto le loro sensazioni in base al personaggio affidatogli. Grazie alla guida di don Salvatore Fois si è cercato di estrapolare, secondo il vissuto di ciascuno, sogni e sensazioni che questa attività ha suscitato. Secondo il relatore, infatti, per poter essere aperti al cambiamento, si devono avere dei sogni in comune, interiorizzarli e farli propri. E il Vangelo scelto per la giornata parla chiaro: Cristo ha saputo presentare alla donna un nuovo orizzonte, senza fermarsi a essere un «semplice maestro», ma «è un testimone e realizza le parole che dice con la sua Vita». Si fa garante Lui stesso della vita della donna e non la abbandona. Don Salvatore per questo ha augurato a tutti di «portare dentro uno stile generativo il Vangelo della Vocazione: chiamati e generati per essere discepoli missionari». Come di consueto, il vescovo Gian Franco è intervenuto nella parte finale, ringraziando per le presenze. Ha espresso l’importanza di «situarsi come Chiesa diocesana e particolare». Questo perché gli incontri formativi non devono essere esclusivamente un modo per arricchirsi culturalmente, ma per collocarsi nella dimensione ecclesiale, «per assumere un impegno per buone pratiche, per dire il sì». 

Articolo di Angela Falchi pubblicato sul numero 25 2021 di Libertà – Settimanale Diocesano