La prima parte del percorso formativo Farsi casa per generare processi di cura della persona, proposto dalla Caritas diocesana di Sassari in collaborazione con la Fondazione Accademia casa di popoli culture e religioni, ha concluso la sua prima parte nel mese di maggio. In qualità di organismo pastorale della Chiesa e del suo mandato di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale, in forme consone ai tempi e ai bisogni, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica, la Caritas diocesana ha pensato il progetto formativo per l’animazione della carità nel territorio coinvolgendo in primo luogo gli operatori e i volontari di ogni ambito, ma esteso a tutte le realtà che operano nel mondo della solidarietà e nella testimonianza della carità, ritenendo imprescindibile la formazione, con carattere permanente, per tutti coloro che volontariamente si affiancano alle molteplici complessità delle povertà. Il percorso è stato strutturato per offrire e fare maturare un «patrimonio di principi, criteri e indicazioni, da cui attingere la “grammatica” della cura: la promozione della dignità di ogni persona umana, la solidarietà con i poveri e gli indifesi, la sollecitudine per il bene comune, la salvaguardia del creato» (Papa Francesco, Messaggio per la LIV Giornata Mondiale della Pace, 2021). Tenendo presente la «bussola» di questi principi indicati da Papa Francesco (principi della dottrina sociale della Chiesa), che consente di «Apprezzare il valore e la dignità di ogni persona, di agire insieme e in solidarietà per il bene comune, sollevando quanti soffrono dalla povertà, dalla malattia, dalla schiavitù, dalla discriminazione e dai conflitti», mediante la quale il Papa incoraggia tutti a «diventare profeti e testimoni della cultura della cura, per colmare tante disuguaglianze sociali» (Papa Francesco, Messaggio per la LIV Giornata Mondiale della Pace, 2021): l’articolazione del percorso formativo è stata colloca tra le righe del racconto del Buon Samaritano, cercando di fare emergere quei presupposti di fondo, ovvero le cornici di senso, che riguardano la visione dell’uomo, del suo mistero.  Il volontario, oggi più che mai, prima ancora del fare, deve essere persona in relazione che, in continuo viaggio tra sé stesso e l’altro, si rende capace di accogliere colui che gli sta di fronte, prendersene cura, rispondendo alla sua vocazione che ha come origine e modello Dio creatore (Papa Francesco, Messaggio per la LIV Giornata Mondiale della Pace, 2021). I primi quattro incontri, tenuti in modalità on-line, le cui registrazioni possono essere scaricate dal sito della Caritas diocesana o dal sito diocesano, hanno consegnato le basi antropologiche, storiche, motivazionali e metodologiche per il servizio nelle opere caritatevoli della Chiesa. Nella prima tappa Ignazio Punzi, formatore, psicologo e psicoterapeuta familiare e presidente dell’associazione L’Aratro e la Stella, ha trattato il tema su: «Visione dell’uomo – l’altro come persona di cui prendersi cura», tracciando un piccolo percorso all’interno della dimensione umana per comprendere che cosa è l’uomo e in questa comprensione inserire l’azione del volontario ritenuta molto più di una azione solidale, perché la scelta del volontario, nel mettersi accanto alle persone e instaurare relazioni di cura, va a toccare i fondamenti dell’umano prima ancora di essere una relazione solidale. L’azione volontaria fa cogliere quali sono i presupposti, gli orizzonti, la grammatica di fondo dell’umano. La seconda tappa ha aiutato a entrare nella «realtà dono», l’io «luogo» di cura, quale è il volontario, con il contributo di Antonino Ruggero, psicologo e referente dei volontari della Caritas di Pescia, membro della comunità formatori della Caritas Italiana che ha sostituito Matteo Gandini della Caritas di Reggio Emilia. Con la terza tappa si è entrati in modo più particolareggiato a inquadrare il volontario nella sua chiamata cristiana al servizio, la sua peculiarità. Padre Giuseppe Piga, responsabile della formazione e della spiritualità della Caritas diocesana, ha tratteggiato le motivazioni profonde che sono sostenute dalla Parola di Dio. Con la quarta tappa Raffaele Callia, ricercatore, responsabile del servizio studi e ricerche di Caritas Sardegna, nonché direttore della Caritas di Iglesias e delegato regionale Caritas, ha delineato storia, identità, mandato e metodo della Caritas nel confronto con la figura del Buon Samaritano. Nella seconda parte, il percorso formativo, nei prossimi mesi di settembre e ottobre, con modalità laboratoriali affronterà temi come: identità, motivazioni, obiettivi, territorio, luoghi e strumenti, animazione.

Articolo di Gian Franco Addis pubblicato sul numero 23 2022 di Libertà – Settimanale Diocesano

Nel primo incontro on line del percorso formativo Farsi casa per generare processi di cura della persona, Ignazio Punzi, formatore, psicologo e psicoterapeuta familiare e Presidente dell’associazione L’Aratro e la Stella, ha tracciando un piccolo percorso all’interno della dimensione umana. L’intento è sto quello di comprendere che cosa sia l’uomo e, in virtù di questa comprensione, inserire l’azione del volontario ritenuta molto più di una azione solidale, perché la scelta del volontario, nel mettersi accanto alle persone e instaurare relazioni di cura, va a toccare i fondamenti dell’umano prima ancora di essere una relazione solidale. L’azione volontaria fa cogliere quali sono i presupposti, gli orizzonti, la grammatica di fondo dell’umano.

Martedì 3 maggio si è svolto il secondo incontro di formazione per i volontari della carità proposto dalla Caritas Turritana in collaborazione con la Fondazione Accademia. In questa seconda tappa del percorso formativo, rivolto a tutti gli operatori impegnati nei servizi socio-assistenziali, in modo particolare per i volontari dei servizi Caritas, sono stati affrontati il tema come l’identità, la motivazione e lo stile del volontario. L’intervento formativo è stato curato dal dottor Antonino Ruggero, psicologo e referente dei volontari della Caritas di Pescia, della comunità formatori della Caritas Italiana, in sostituzione di Matteo Gandini della Caritas di Reggio Emilia, che non ha potuto guidare la formazione come previsto per una improvvisa indisponibilità.

Con la terza tappa si è entrati in modo più particolareggiato a inquadrare il volontario nella sua chiamata cristiana al servizio, la sua peculiarità. Padre Giuseppe Piga, responsabile della formazione e della spiritualità della Caritas diocesana, ha tratteggiato le motivazioni profonde che sono sostenute dalla Parola di Dio.

Con la quarta tappa Raffaele Callia, ricercatore, responsabile del servizio studi e ricerche di Caritas Sardegna, nonché direttore della Caritas di Iglesias e delegato regionale Caritas, ha delineato storia, identità, mandato e metodo della Caritas nel confronto con la figura del Buon Samaritano.