Accogliendo la proposta di Papa Francesco per la realizzazione di un percorso sinodale incentrato sull’Amoris Laetitia, l’Ufficio di pastorale familiare ha redatto un progetto da condividere con le parrocchie. Un percorso di condivisione ideato coinvolgendo innanzitutto le famiglie che nel periodo compreso tra l’Avvento del 2020 e la Quaresima dell’anno scorso, hanno offerto ospitalità alla preghiera comunitaria itinerante con la partecipazione, tra gli altri, dell’arcivescovo Gian Franco Saba. La prima tappa, il 27 dicembre scorso, si è svolta nella bella cornice della chiesa di Santa Maria in Betlem grazie all’ospitalità di padre Salvatore Sanna, guardiano del convento. La sala in cui si è svolta la prima riunione è molto suggestiva, i partecipanti, infatti, sono stati accolti nella biblioteca in cui sono presenti opere d’arte che testimoniano la storia del complesso francescano. Don Felix Mahoungou, responsabile della pastorale familiare diocesana, ha introdotto il tema dell’incontro, presenti i membri dell’equipe e alcune famiglie in rappresentanza di diverse parrocchie con le quali si porterà avanti il progetto, insieme alle altre che si aggiungeranno in itinere. L’incontro è stato caratterizzato da diversi momenti, inizialmente sono stati riproposti, attraverso un video, alcuni brani dell’Amoris Laetitia dalla voce diretta di Papa Francesco. A seguire, è stata presentata l’idea del progetto che è quella di dare voce all’esortazione apostolica del santo padre per farla conoscere alle famiglie, quindi l’ascolto del brano «Io credo nel noi» che esplicita chiaramente l’importanza della condivisione per favorire lo spirito di comunità.

Durante il dibattito, don Felix ha spiegato che «la relazione familiare è un antidoto al narcisismo», nella constatazione del dilagante individualismo che connota la nostra cultura, partire dalla famiglia e dal favorire il contagio del legame familiare: «Ci è sembrato un buon modo per annunciare la gioia dell’amore». In fondo, la vocazione della famiglia è quella di diffondere questa buona novella, essere manifestazione di amore e l’amore è la sola salvezza del mondo. Dalla scoperta della propria vocazione, dunque, scaturisce la missione della famiglia e il compito della pastorale familiare, infatti, è quello di aiutare le famiglie a riscoprire la propria vocazione e la propria missione in tutte le stagioni della vita. Il progetto, in questo senso, potrà anche favorire un’opera di sensibilizzazione, sviluppando un prezioso lavoro di rete. Già altre realtà si sono occupate e si occupano della cura della famiglia, va ricordata, a questo proposito, l’opera del Centro di preparazione alla famiglia di piazza Sant’Agostino che, nella lungimiranza del suo fondatore, padre Giovanni Serafino Taddei, si prende cura della famiglia durante il ciclo di vita, sostenendola anche nei momenti di fragilità grazie alla preziosa opera del Consultorio che opera al suo interno. È sempre più urgente, dunque, recuperare il rapporto diretto con le famiglie e con le realtà che si occupano di esse e l’intento del progetto è proprio quello di dare una risposta secondo l’esortazione: «Ogni famiglia e tutte le famiglie hanno diritto alla cura amorevole e materna della Chiesa». L’incontro si è chiuso con un momento di convivialità all’interno del chiostro di origine duecentesca. Durante la presentazione del progetto, sono state anche indicate le date dei prossimi appuntamenti che si svolgeranno in luoghi diversi: il 6 febbraio, in concomitanza con la quarantaquattresima Giornata per la Vita indetta dalla Cei; «La gioia della famiglia alla luce della parola: la realtà e le sfide» il 20 marzo; «L’amore nel matrimonio e la sua fecondità» il 24 aprile, «Prospettive pastorali» il 15 maggio, «Spiritualità coniugale e familiare» il 26 giugno, con una giornata di condivisione nella diocesi di Sassari, in concomitanza con il Convegno mondiale sulla famiglia in programma a Roma.

Articolo pubblicato sul numero 1 2022 di Libertà – Settimanale Diocesano