Gli esercizi spirituali organizzati a Sassari presso il monastero delle Monache Cappuccine dal 28 al 31 marzo si sono svolti con uno stile diverso di animazione musicale, coerente con l’approccio informale dell’iniziativa ma pur sempre capace di fornire un valido commento sonoro alla Parola, alle annotazioni dei Padri della Chiesa, ai gesti compiuti ed alle parole del vescovo. Infatti, se è vero che l’animazione musicale di un rito liturgico impegna attentamente coloro che sono deputati a scegliere e definire gli interventi in canto, è tanto più vero che persino in altre iniziative meno vincolate sotto il profilo rituale occorre ponderare bene le scelte, affinché tutti i partecipanti si sentano coinvolti e perché testi comunque non banali abbiano un adeguato commento sonoro che aumenti l’espressività ed in tal modo ne favorisca la comprensione. Proprio in virtù di tale approccio quasi colloquiale e non liturgico dei tre incontri, si è deciso in via preliminare di mettere momentaneamente da parte il suono dell’organo, accompagnando il canto polifonico di pochi pertinenti brani solo con il suono di arpa e flauto, strumenti particolari utilizzati molto di rado all’interno delle chiese ma adatti per un’iniziativa organizzata per riscoprire in modo comunitario il focolare dell’intimità con Dio. Tutti gli incontri del percorso, intitolato “Il focolare della Quaresima con i Padri della Chiesa”,  hanno avuto al proprio centro la parabola del seminatore, ed è stata pertanto evidente la necessità di porre musicalmente in risalto questo il brano evangelico. La scelta, anche per la scarsezza di altre composizioni adeguate sul medesimo tema, è caduta sul brano omonimo di Marco Frisina, la cui esecuzione è stata poi armonizzata in polifonia a quattro voci ed il cui utilizzo è stato collocato come vero e proprio portico di ingresso all’inizio di ogni incontro, immediatamente prima della proclamazione dello stesso brano da parte delle monache (un frammento per ogni giorno) ed alla successiva meditazione pastorale. L’unico gesto compiuto, cioè l’accensione quotidiana della candela da parte dell’arcivescovo, è stato sottolineato dal canto “Christe Lux Mundi”, tratto dal repertorio di Taizé, il quale esprime in pieno la pertinenza del testo rispetto all’azione compiuta in quel momento. Gli altri canti eseguiti, tratti sia dal già citato repertorio di Taizé che da quello altrettanto valido di Giovani verso Assisi (Ubi Caritas, Chi vive la carità, Chi spera in te Signore, Di notte, Il Signore ti ristora) esprimevano compiutamente il tema della carità fraterna, unito a quello della ricerca di Dio da parte del credente e dell’affidamento senza riserve al Signore, tutti temi trattati dall’arcivescovo nella sua meditazione pastorale. Alla fine, è possibile dire che la scelta di realizzare questi piccoli interventi sonori con semplicità e pertinenza, seppure in maniera tecnicamente curata, si è rivelata buona, contribuendo alla creazione di un clima favorevole alla meditazione ed all’incontro personale con il Signore, in una iniziativa pastorale che speriamo possa ripetersi negli anni futuri.

Articolo di Antonello Dongu pubblicato sul numero 15 2022 di Libertà – Settimanale Diocesano