Siamo ai primi passi del cammino sinodale. È stato annunciato da Papa Francesco come un tempo di grazia per la certezza che è lo Spirito Santo il protagonista. «Un cammino – sono parole del papa – aperto nello spirito dell’accorata preghiera di Gesù al padre: «perché tutti siano una cosa». È una chiamata all’unità, alla comunione, alla fraternità. Non può coinvolgere perciò solo i cattolici, ma invita ad aprirci all’ascolto di tutti, quindi non certo ultimi, anche dei cristiani delle altre Chiese. L’ecumenismo non è questione ristretta a una nicchia di esperti, ma coinvolge tutti. I vescovi italiani lo hanno sottolineato di recente, spinti anche dall’urgenza di testimoniare la vitalità e le potenzialità del cristianesimo all’interno delle nostre società che hanno messo il cristianesimo fuori della cultura, «dalla scelta e dal modo di pensare», come ebbe a dire il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, nuovo presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, a un convegno ad Assisi nel settembre scorso. È questa una esigenza che si sta facendo strada in tutte le Chiese cristiane anche se lentamente. Come sappiamo, per favorire questa presa di coscienza, già più di 100 anni fa hanno avuto inizio le Settimane di preghiera per l’unità dei cristiani. L’ultima appena conclusa, il 25 gennaio scorso, giorno della memoria della Conversione di San Paolo. Papa Francesco, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, all’omelia, ai secondi vespri, presenti rappresentanti di varie Chiese, ha incoraggiato a superare il timore che il dialogo e l’incontro con le diversità di tradizione dei nostri fratelli «scuota le nostre abitudini e le sicurezze acquisite». Ha invitato a «fidarci gli uni degli altri, nonostante gli sbagli del passato e le ferite reciproche». «Solo dopo aver pregato insieme, solo davanti a Dio, nella sua luce – ha detto – ci rendiamo davvero conto dei tesori che ciascuno possiede», tesori che «appartengono a tutti, vanno offerti e condivisi».  Una convinzione espressa recentemente anche da una personalità ecumenica, il pastore Paolo Ricca, valdese, osservatore al Concilio Vaticano II. Il patrimonio di ogni Chiesa va offerto e condiviso tra le Chiese perché – come ha detto il pastore Ricca – è necessario per raggiungere la pienezza del nostro essere cristiani.  E il nostro vescovo, Gian Franco, a conclusione della Settimana di preghiera, alla concelebrazione eucaristica nella Basilica di San Gavino a Porto Torres, ha proprio evidenziato quanto sia essenziale per ogni forma di dialogo, di comunione, questo incontro con Dio, con la sua parola. Richiamando san Paolo apostolo, ha ricordato che quando, sbalzato da cavallo i suoi occhi hanno trovato la luce, si è sentito inviato a costruire l’unità nell’unico Corpo mistico di Cristo. Lui, che per lo zelo religioso aveva perseguitato e buttato in prigione così tanti cristiani, dopo quel «Saulo Saulo, perché mi perseguiti?» non ha più separato l’amore e lo zelo per Dio dall’amore per gli uomini. «Avvenne in lui – ha detto – un atto di resurrezione interiore». «L’incontro con il Signore – ha aggiunto – non toglie dal proprio ambiente, dalla famiglia, ma ci cambia il cuore, ci dà uno sguardo nuovo sul mondo e sui fratelli, ci fa capaci di ascolto, di incontro. È un cammino certo non facile, ha riconosciuto, tentati come siamo da contrapposizioni e persino litigi. Ma questo cammino verso l’unità non può non partire che da un ecumenismo all’interno della nostra stessa Chiesa «altrimenti – ha proseguito – non siamo credibili». E questa conversione – ha ricordato – avrà anche «un risvolto sociale, essendo i cristiani chiamati a essere portatori di fraternità sociale».

La conclusione di questa settimana di preghiera ha segnato anche un nuovo inizio. Scendendo nella cripta con un piccolo gruppo, presenti il sindaco di Porto Torres, Massino Mulas e il prefetto Paola Dessì, monsignor Saba ha annunciato la costituzione di una consulta per il dialogo ecumenico. Sarà presieduta da lui stesso insieme al delegato diocesano per l’ecumenismo don Giuseppe Faedda. Vi fanno parte anche padre Yaroslav Morikot della Chiesa greco-cattolica, padre Matteo Jianping, e rappresentanti di movimenti e nuove comunità cattoliche come il Movimento dei Focolari, la Comunità di Sant’Egidio, il Rinnovamento nello Spirito, la Comunità «Gesù Ama», il Circolo Laudato Si’ e l’Associazione Giovanni XXIII.  Sono rappresentate anche altre Chiese con padre Vasile della Chiesa Ortodossa romena, il pastore Peppe Platano della Comunità evangelica S’Agape, la ministra Julieth Chidinma della comunità evangelica Bread of life. La Consulta segna lo sviluppo di un seme di dialogo e amicizia gettato già oltre due anni fa fra alcuni degli attuali membri e con lo stesso vescovo. Alla Consulta il vescovo ha affidato il compito di dare continuità al cammino ecumenico. «Deve diventare contagioso», perché è nella vita di tutti i giorni che abbiamo la possibilità di costruire questi rapporti. Ne è prova la sua stessa esperienza di questi giorni, in visita pastorale a Porto Torres dove è entrato in tante case, incontrando tante famiglie di altre culture, di altre Chiese, di altre religioni. L’accensione di una lampada sulla tomba dei martiri Gavino, Proto e Gianuario, è stata il segno della luce che orienta questo nuovo cammino di impegno verso l’unità per testimoniare insieme Cristo e il suo Vangelo. Già l’8 settembre prossimo il primo appuntamento. 

 

Articolo di Carla Cotignoli pubblicato sul numero 5 2022 di Libertà – Settimanale Diocesano