Con la Messa celebrata dal Cardinale Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della CEI, si è conclusa a Taranto la 49ª Settimana Sociale dei cattolici italiani, che ha riunito oltre 700 delegate e delegati provenienti da tutta Italia insieme ad un centinaio di vescovi, sacerdoti e religiosi, laici, rappresentanti delle Istituzioni, del mondo della politica e della cultura per riflettere sul tema “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro, futuro. #tuttoèconnesso”.

La Settimana Sociale di Taranto non è stata «un convegno, ma una piattaforma di partenza per dare speranza e avviare dei processi», ha ricordato il cardinale Bassetti evidenziando quanto sia decisivo «l’apporto dei cattolici per affrontare le crisi» e in particolare il contributo dei giovani che «possono aiutare il mondo a rimettere la fraternità al centro dell’economia». Proprio a loro, che a Taranto hanno lanciato e firmato il Manifesto dell’Alleanza, il presidente della CEI ha chiesto di «sognare e costruire, con l’aiuto di Dio, una Chiesa gioiosa, perché umile e disinteressata; una Chiesa a contatto con gli uomini e le loro storie; una Chiesa che si rigenera nell’ottica della carità».

Da Taranto, infatti, riparte un impegno fattivo per coniugare ambiente, lavoro, sviluppo, a cominciare dalle «buone pratiche» già esistenti sui territori e con la volontà di camminare insieme, nella consapevolezza che – come ha sottolineato monsignor Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente del Comitato scientifico e organizzatore – «il cambiamento non avviene solo dall’alto, ma è fondamentale il concorso della nostra conversione negli stili di vita come singoli cittadini e come comunità». 

Sono tanti i semi gettati durante le giornate di Taranto, raccontate da testate nazionali, locali e diocesane: 160 i giornalisti di carta stampata, web, radio e tv accreditati all’evento. Per noi c’era Lidia Lai che si è collegata in diretta in un’edizione speciale del telegiornale del Settimanale Diocesano Libertà, insieme alla delegazione sassarese composta da don Andrea Piras direttore dell’ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro, Antonello Spanu della Comunità Papa Giovanni XXIII e coordinatore del circolo «Laudato sii Golfo dell’Asinara» e Sergio Solinas educatore della comunità di S’Aspru dell’associazione Mondo X Sardegna.

Don Andrea, nel suo intervento, ha subito inquadrato il contesto e il percorso che ha portato Sassari a Taranto: «È un cammino che nasce tre anni fa dopo la settimana sociale vissuta a Cagliari dove il tema era “il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale”. Il 29 ottobre 2018 il secondo momento: nella biblioteca del seminario arcivescovile di Sassari la conferenza stampa che ha visto protagonista il nostro arcivescovo Gian Franco Saba – in qualità di ospite del delegato regionale della Conferenza episcopale sarda arcivescovo di Cagliari, allora monsignor Arrigo Miglio – ha messo in evidenza i frutti di quel lavoro. I giovani, il lavoro, la speranza: questo è ciò che ci porta ad essere presenti insieme alle oltre 220 diocesi italiane qui a Taranto. Non potevamo non esserci e ci siamo perché questi incontro è Chiesa; ci siamo perché la nostra vita è qui rappresentata nell’ambiente, nel lavoro, nel futuro, in ciò che è messo in connessione e che ci dà la cifra di ciò che vogliamo essere. Incontriamo gli altri con lo spirito non solo di chi offre una testimonianza ma di chi cerca davvero il volto di Gesù nel fratello e nella sorella. Questo è ciò che noi, come delegazione diocesana di Sassari, speriamo e stiamo costruendo. In questo momento in Sardegna, a Sennariolo, la nostra diocesi ha vinto un premio per il nostro servizio di pastorale sociale e del lavoro. Un altro piccolo gruppo di Sassari è lì per ritirare l’Oscar Green 2021 che l’arcidiocesi insieme a Coldiretti campagna amica ha potuto realizzare mostrando evidenti quei tratti di inclusività e di attenzione all’altro che il magistero del nostro arcivescovo ci guida a vivere nel cammino sinodale della nostra chiesa diocesana». 

Ha poi preso la parola Antonello Spanu: «È un lavoro serio, profondo e interiore: è fondamentale recuperare integrità e responsabilità.  Nella relazione con gli altri “tutto è connesso” cito il titolo del Manifesto del nostro arcivescovo “L’altro è la realtà” che significa prendere sul serio questa dimensione relazionale e costitutiva: l’altro è realmente la realtà. C’è poi la relazione con la madre terra, il pianeta: se da una parte siamo chiamati a sentire il grido dei poveri in relazione con gli altri, nella relazione con la madre terra dobbiamo non essere indifferenti rispetto al grido del pianeta. Tutte le problematiche climatiche sono connesse fra di loro e non ci permettono di ripiegarsi su noi stessi: ci costringono a lanciare lo sguardo alto e quindi ci riportano ad avere un vero spirito di contemplazione e questo ci dà la possibilità di abitare la speranza. Non solo, come diceva don Pino Puglisi, ci permette di “organizzare” la speranza».

In chiusura di trasmissione, il direttore Antonio Meloni ha voluto rivolgere una domanda a Sergio Solinas: « Qual è il pianeta che speriamo?». «Il pianeta che speriamo – ha risposto Sergio – è un pianeta che parte da l’uomo e dalla sua integrazione nell’ambiente. Vuol dire prenderci cura prima di tutto del nostro futuro, delle generazioni che verranno e quelle che dovranno ancora nascere. Soprattutto significa capire che il pianeta è così come lo conosciamo oggi quindi fare attenzione alle situazioni che tendono ad imbruttire il nostro pianeta attraverso l’inquinamento, la non cura della nostra casa comune. È assolutamente necessario attuare un’inversione di rotta, trovare degli spazi di riflessione, di presa di coscienza».  

Prima di salutare, Lidia ha voluto sottolineare un aspetto importante di questa Settimana sociale: «In queste giornate si è sottolineato più volte quanto in questa 49a settimana sociale i protagonisti siano davvero i giovani: tra i partecipanti gli under 35 sono tantissimi.  Penso che anche questo che sia davvero un segno di speranza e di futuro». 

Articolo pubblicato sul numero 37 2021 di Libertà – Settimanale Diocesano