«I luoghi che vedremo e gli incontri che sperimenteremo saranno i momenti più belli di questo viaggio, che è sia personale che comunitario, perché ci prepara all’anno sinodale e alla visita pastorale». Con questo messaggio, l’arcivescovo Gian Franco Saba ha aperto il pellegrinaggio della diocesi di Sassari verso Assisi per la consegna, insieme a tutta la Sardegna, dell’olio per la lampada della tomba di San Francesco. Un evento storico che si ripete ogni 20 anni e che, in questo 2021 ancora afflitto dalla pandemia, ha visto la partecipazione di quasi mille persone da tutta l’isola. Sono cento i pellegrini della diocesi di Sassari che, nella giornata del 2 ottobre, hanno vissuto la loro prima tappa del pellegrinaggio nella città di Orvieto. Nella splendida cattedrale dedicata a Maria, i pellegrini hanno partecipato alla celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Cagliari, monsignor Giuseppe Baturi. Nella sua omelia, ha focalizzato l’attenzione su quanto la Parola sia sempre pertinente al vissuto delle persone e al percorso che vivono nel momento in cui la ascoltano; in particolare, il valore della conversione, che si concretizza nella semplicità dell’abbandono fiducioso del bambino, cui tutti sono chiamati a tendere; questo abbandono altro non è che la piena consapevolezza dell’essere amati e custoditi. L’invito a tornare bambini è l’invito a rendersi conto di essere amati da un Dio che si prende cura dell’uomo, che si preoccupa di lui e che per lui si dà pena, al punto da mettere sul suo cammino per custodirlo i suoi angeli e i suoi santi. «Sentiamoci accompagnati in questo pellegrinaggio che viviamo insieme – ha concluso – in quanto insieme siamo attratti da qualcosa di bello che ci ha spinti a lasciare le nostre case per sperimentarlo in prima persona: la radicalità dell’amore di Francesco per Cristo». Nella giornata del 3 ottobre, i pellegrini hanno potuto vedere la Porziuncola, la piccola chiesa custodita all’interno della maestosa basilica di Santa Maria degli Angeli, dove San Francesco comprese e abbracciò totalmente la sua vocazione per la vita in Cristo. Nella basilica papale di San Francesco, monsignor Saba ha presieduto la messa che i pellegrini sardi hanno vissuto insieme a fedeli di tutto il mondo. Nell’evocare il senso del salmo come canto dei pellegrini sulla strada per Gerusalemme, il vescovo ha richiamato l’importanza di essere pellegrini non solo per se stessi, ma anche per gli altri e in unione con i fratelli. Al centro della sua omelia, i temi del dono e della reciprocità alla luce dell’amore di Cristo: «La creatura umana – ha detto – nella sua specificità, è un dono l’uno per l’altro, e la bellezza della creazione è che ci invita a riscoprire il progetto di comunione e armonia». Nel citare Seneca e la sua concezione della morte (“aut finis aut transitus”, o fine o transito), il vescovo ha richiamato l’attenzione sull’amore totale e totalizzante di Francesco per Gesù, che ha saputo vivere veramente la morte come il momento dell’incontro con il Cristo. Il pieno amore e la perfetta letizia del poverello di Assisi sono stati anche i punti cardine dell’omelia di monsignor Giuseppe Baturi durante la celebrazione dei vespri solenni del transito di San Francesco presso la basilica di Santa Maria degli Angeli, che i pellegrini sassaresi hanno potuto seguire dalla piazza della basilica. «Il cristiano muore per lo stesso amore per il quale ha vissuto» ha detto ai fedeli presenti. Nell’attualizzare questo concetto, ha affermato quanto sia importante che questo amore sia il vero motore della ripartenza post pandemica, sia per la Chiesa sia per tutta la nazione. «La Chiesa – ha proseguito – è continuamente rigenerata e riparata dall’amore di Cristo. Rispondiamo con semplice radicalità a Cristo, andando verso gli uomini, conformandoci a Cristo nel servizio per rendere visibile il suo amore. Possiamo negare al Signore il nostro sì?». Durante i vespri, i rappresentati delle istituzioni hanno consegnato i doni della Sardegna e di diversi comuni dell’isola, in rappresentanza dei comuni di tutta Italia. Il culmine del pellegrinaggio è stato la giornata di lunedì 4 ottobre, festa di San Francesco. Presenti le autorità civili ed ecclesiastiche, il sindaco di Cagliari Paolo Truzzu ha acceso la lampada votiva, in rappresentanza di tutti i comuni italiani, con l’olio donato dalla Sardegna. La celebrazione eucaristica è stata presieduta da monsignor Antonello Mura, presidente della Conferenza Episcopale Sarda che nella sua omelia ha rimarcato il valore dell’insegnamento di San Francesco in merito all’impegno sociale, all’amore concreto per i più piccoli e deboli, alla necessità per l’individuo e per la Chiesa di non perdere mai di vista la vera essenza del Vangelo. In un passaggio fondamentale ha affermato: «Francesco, a immagine di Gesù, ci aiuta a ribaltare i criteri sui quali costruiamo generalmente i rapporti umani e le scelte sociali, persino quelle culturali, perché la sua stessa vita è un’alternativa autentica al nostro modo di organizzarci, di pensare al presente e al futuro della società e della stessa Chiesa». Dopo la messa solenne, il ministro generale dell’ordine dei frati minori conventuali fra Carlos Trovatelli ha accolto le istituzioni sulla loggia del Sacro Convento per il saluto ai pellegrini sardi e l’annuncio dell’offerta dell’olio per il 2022: in via del tutto eccezionale, questo non riguarderà una singola regione, ma verrà donato «da rappresentanti di istituzioni e organizzazioni che stanno aiutando il popolo italiano a far fronte alla pandemia», con l’auspicio che la celebrazione del santo patrono d’Italia dell’anno venturo si possa tradurre nel ringraziamento per la conclusione del periodo pandemico. Per la Regione Sardegna ha parlato la vicepresidente Alessandra Zedda, con un discorso fortemente connotato dal desiderio di impegno, da parte del popolo sardo, di contribuire alla ripartenza della nazione intera, «per costruire rapporti di fraternità, di comunione e di pace e di sviluppo per tutti». Con i vespri del pomeriggio nella basilica inferiore, si è conclusa la parte assisana del pellegrinaggio dei fedeli di Sassari, che, nella giornata del 5 ottobre, hanno visitato i luoghi della vita di Santa Rita: Roccaporena, dove nacque e visse con suo marito e i loro due figli, e Cascia, dove visse la sua vita come monaca agostiniana. Qui i fedeli hanno potuto approfondire la storia della santa e conoscere i luoghi da lei abitati, e vivere la celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Saba nella basilica a lei dedicata. Ancora una volta il senso del viaggio e del pellegrinaggio sono stati centrali nell’omelia del vescovo Gian Franco, un pellegrinaggio che altro non è che un andare quotidiano alla ricerca del proprio contatto con Dio, e che vede, in esperienze come quella vissuta in questi giorni, delle soste importantissime per ricongiungersi con la Parola, con il prossimo, con se stessi.

Articolo di Valentina Sanna pubblicato sul numero 34 2021 di Libertà – Settimanale Diocesano