Il rinnovo dello stile di vita in chiave umanistica passa dal mondo delle campagne e da quella cultura agropastorale depositaria di insegnamenti naturali maturati nei secoli. Gli animali, compagni della Creazione, sono parte del progetto di alleanza che vede l’uomo e il Creato in un tutto organico orientato alla produzione per lo sviluppo nel rispetto della natura. Un messaggio chiaro, diffuso lo scorso fine settimana in occasione della 71° Giornata nazionale del Ringraziamento, durante un’intensa due giorni, apertasi al teatro Verdi di Sassari e culminata domenica 7 novembre nella celebrazione, presieduta dal vescovo Gian Franco, affiancato dal parroco Salvatore Masia, nella basilica di San Gavino a Porto Torres. La Giornata si è aperta con un partecipato convegno organizzato, sabato 6 novembre, dall’arcidiocesi di Sassari e dalla Fondazione Accademia, in collaborazione con alcune importanti realtà del mondo produttivo fra cui Coldiretti, Acli e Cisl. 

Il temaDopo i saluti del vescovo, il tema è stato introdotto da don Andrea Piras, responsabile dell’ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro, che ha rimarcato come le scelte debbano essere orientate verso un modello circolare, sostenibile e integrale. «In questo contesto – ha detto don Andrea – occorre promuovere il valore della persona umana attraverso visioni condivise, ma per farlo è indispensabile avere cura di tutti gli esseri viventi e rispetto per l’ambiente». Sulla stessa frequenza l’intervento di don Bruno Bignami, (Cei – Ufficio problemi sociali e lavoro) che ha evidenziato l’importanza del rapporto con gli animali e la terra rimarcando che questo deve essere affrontato sul piano etico. Don Bruno ha detto che bisogna superare la visione materialistica perché il Creato non è un oggetto e le creature non sono e non possono essere considerate semplicemente delle cose. «È necessario – ha spiegato – non solo ricollocare l’uomo dentro un orizzonte biblico, ma soprattutto tornare al senso di responsabilità intesa come cura del pastore che sceglie i pascoli migliori». Un progetto che può essere realizzato solo ripristinando l’equilibrio perduto, il valore simbolico delle creature che vivono in mezzo a noi, guardandosi dai modelli che calpestano la vita animale, evitando, quindi, di considerare gli animali come macchine di riproduzione. «In quest’ambito – ha concluso don Bruno – vanno rivisti i modelli di consumo, occorre ridare importanza alla tracciabilità dei prodotti perché non tutto è uguale, il consumatore deve vigilare e promuovere i produttori responsabili». Di taglio più teologico la relazione di Anna Maria Giorgi, docente di Sacra Scrittura all’Issr di Siena: «Il ruolo dell’uomo nel Creato non può essere una tirannia, l’individuo è organico all’ambiente in cui vive, allo spazio che occupa, l’uomo appartiene all’ordine della natura e ne condivide le leggi, ma è anche dentro la storia perché, grazie al raziocinio, ha capacità etica nella scelta tra il bene e il male». Roberto Furesi, dell’università di Sassari, ha incentrato l’intervento sul concetto di transizione ecologica che nasce, a livello embrionale, nel dibattito avviato già negli anni Settanta del Novecento. Riprendendo Papa Francesco, Furesi ha spiegato che «Viviamo un cambiamento d’epoca, un tempo che impone all’uomo di vivere e affrontare i problemi come sfide e non come ostacoli». Il docente si è soffermato sul senso di due termini: squilibri e disuguaglianze, spiegando che la gran parte delle questioni più urgenti del nostro tempo ruota attorno al loro significato. 

Gli interventiDopo gli interventi programmati si è aperto il dibattito che ha visto la partecipazione di diversi esponenti delle associazioni di categoria. Dal canto suo, Battista Cualbu, presidente regionale di Coldiretti e di Fedana, si è soffermato sul messaggio della Giornata: «Uniti ce la possiamo fare se ripartiamo dall’economia circolare, occorre valorizzare le eccellenze sarde e su questo fronte molto potrà fare la legge sulle pratiche sleali». «Sia pure in un momento di difficoltà, allevamento e agroalimentare vanno avanti – ha concluso Cualbu – produciamo cibo, un bene di cui nessuno può fare a meno, lavoriamo sul benessere animale, ma anche sulla salute di chi lo alleva». «La Giornata del Ringraziamento – ha affermato Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl – ci consente di rilanciare il percorso verso quella ecologia integrale che ci siamo impegnati a coltivare anche con l’adesione al Manifesto di Assisi e con la nostra campagna Fai “Bella l’Italia”. Tra gli obiettivi di quell’idea, che stiamo promuovendo nella nostra fase congressuale, c’è il superamento di un approccio predatorio che per anni ha caratterizzato la crescita, anche in Italia, svalutando e depauperando il suolo, il paesaggio, l’acqua, le persone, il loro rapporto con l’ambiente e il regno animale». «È questo il cammino da seguire, tracciato dal lavoro dignitoso, qualificato, aggiornato e produttivo». Sulla stessa linea la posizione di Luca Saba, direttore regionale di Coldiretti: «Il mondo delle campagne mette in pratica quotidianamente i temi della Giornata anche attraverso la tradizionale solidarietà verso i fratelli che vivono momenti di difficoltà. Gli esempi sono tanti, la maggior parte sconosciuti perché silenziosi, alternati da altri momenti che hanno risalto mediatico come sa paradura, nel 2016, con il dono di mille pecore ai pastori di Cascia colpiti dal terremoto; la spesa sospesa contadina e tutte le iniziative promosse dopo l’esplosione della pandemia, cosi come la solidarietà di questa estate verso le aziende agricole colpite dagli incendi». Apprezzato anche l’intervento del francescano padre Salvatore Morittu, fondatore della comunità di S’Aspru, che ha illustrato gli aspetti pedagogici del rapporto uomo-animale: «Gli uomini possono imparare tanto anche semplicemente osservando il comportamento e la vita del mondo animale e questo ha un grande valore sul piano dell’insegnamento e del recupero della dimensione umana». Le conclusioni della mattinata sono state affidate all’arcivescovo Gian Franco Saba che ha colto l’occasione per raccontare alcuni episodi del passato legati all’approccio con la cultura agropastorale sarda da parte di alcuni vescovi e canonici che arrivavano dalla penisola. Poi ha ringraziato i relatori e coloro che hanno partecipato al dibattito, moderato dalla giornalista Daniela Scano, quindi ha tirato le fila dei lavori rimarcando l’importanza fondamentale della formazione, dell’istruzione e della cultura come motori per la crescita e per lo sviluppo non solo economico: «Siamo in un contesto sinodale, di ascolto dal basso, credo che lo spirito del sinodo sia anche questo: andare oltre le mura della chiesa per ascoltare tutte le persone di buona volontà». «I nostri pastori conoscevano la teologia e la Bibbia, conoscevano a memoria testi letterari, senza un titolo universitario erano degli umanisti, personalmente ho conosciuto questi aspetti». «Oggi la cultura digitate e tecnocratica – ha concluso il vescovo Gian Franco – è carente, forse, di questo umanesimo ecologico». 

 

Messa in diretta su Rai 1Domenica 7 novembre, a Porto Torres, la celebrazione nella basilica di San Gavino, trasmessa in diretta nazionale da Rai 1, alla quale hanno partecipato fedeli e rappresentanti delle istituzioni. In vigilia di chiusura, nel pomeriggio di sabato 6 novembre, dopo il convegno, la liturgia della Parola, curata nella chiesa di Santa Maria di Betlem, da monsignor Marco Carta, vicario per la pastorale. 

 

Storia della Giornata del Ringraziamento. La Giornata nasce nel 1951 grazie alla Coldiretti che volle dare un nuovo significato alla celebrazione in occasione della ricorrenza di San Martino, inizio dell’annata agraria. San Martino in tutta Europa è la data cruciale dell’anno agricolo, ha segnato per secoli, in tutto l’Occidente, la scadenza dei rapporti di lavoro e il rinnovo dei contratti d’affitto. Una scelta che coincide con l’avvio, nel 1950, della rivoluzionaria Riforma agraria che aveva dato il via all’unica redistribuzione di ricchezza mai avvenuta in Italia con 3,6 milioni di terra sottratta al latifondo incolto e improduttivo e redistribuita a oltre un milione di contadini. La Conferenza episcopale italiana, a sua volta, l’ha compresa tra le ricorrenze del calendario liturgico e da allora la celebra in tutte le chiese italiane, ogni seconda domenica di novembre, rispettando la tradizione introdotta da Coldiretti. Sui territori, in ogni angolo d’Italia, la Giornata viene organizzata da Coldiretti fino alla ricorrenza di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, altra grande festa delle campagne italiane. (A.Me.)

Articolo di Antonio Meloni pubblicato sul numero 39 2021 di Libertà – Settimanale Dioceano